L’anima gemella? No, grazie.

L’anima gemella? No, grazie.

Essere gemelli monozigoti nella vita di coppia non è funzionale. Perché scatti l’innamoramento è necessaria una sintonia passionale, affettiva e un incontro di bisogni. Pretendere però che l’altro o l’altra siano uguali è violenza “all’unicità” oltre ad essere una “relazione monotona”. Nella vita di coppia non è efficace essere uguali poiché derivanti da un unico uovo fecondato, ma credo sia auspicabile essere come gemelli dizigoti che presentano qualche diversità poiché derivanti da due uova diverse ma fecondate contemporaneamente dallo stesso sentimento.
Ma come trovare la persona giusta? Per trovare la persona giusta -come per tutte le cose della vita- è importante avere l’atteggiamento mentale giusto e per poter fare una scelta matura emotivamente, non bisogna avere aspettative.
Nella mia esperienza di studioso dei << pattern di comportamento >> ho osservato nelle dinamiche amorose una serie di attese disilluse quali:
1) Il partner ideale: “aggettivo poetico” che appartiene al linguaggio adolescenziale. Gli amori idealizzati deludono sempre in quanto non esiste ne il partner ne il rapporto ideale. Si trovano persone momentaneamente giuste, e da lì in poi danno vita a relazioni che funzionano o che non funzionano.
La chiave è dunque: rinunciare all’idea che il partner giusto << esista >> e che il problema consista nel fatto che << non lo troviamo >>. La vita di coppia va gestita sapendo in partenza che è necessario modularla, adattarsi, lottare, ingegnarsi e persino faticare e accettare. Non si trova l’anima gemella, la si costruisce.
2) Un partner molto intelligente: affermazione che spesso ignora un’ intelligenza emotiva, nel lavoro, negli affari, negli studi, nella prestazione sessuale. Ma per essere il partner con cui poter percorrere un lungo pezzo di strada, con lo stesso obiettivo per entrambi, è importante che sia una persona matura psicologicamente. Poiché si può essere “primi nella scuola e ultimi nella vita” e ancora “primi nell’intelletto, ultimi nell’amore”.
3) Partner-dipendente: per amare e lasciarsi amare è necessario possedere un’autonomia psicologica, non essere quindi dipendenti.
Una premessa credo sia obbligatoria: è sano che in una relazione (in particolare durante la fase dell’innamoramento) ci sia un certo grado di dipendenza ossia quel desiderio di “fondersi con l’altro”; ma questo desiderio “fusionale” con il successivo stabilizzarsi della relazione dovrà tendere a scemare. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo, anzi il partner tende a “fondersi nell’altro”. Il dipendente dedica completamente tutto se stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non quello di entrambi, come dovrebbe essere in una relazione sana.
Ergo, essere sempre bravi, buoni, motivati a tenere una facciata sempre di dolcezza, disponibilità, comprensione, diligenza può diventare una posizione letale per se stessi e per la relazione. Proprio come ogni medicina in sovradosaggio si trasforma in veleno. Si dovrebbe avere la consapevolezza di autorizzare se stessi ad ascoltare la propria voce interna, la quale suggerisce una grande verità: io ci sono ma non per essere un “oggetto” ma un “soggetto”.
4) Non avere bisogno del partner ma desiderio: la necessità di avere un partner costringe a prendere il primo che si incontra, senza poter scegliere davvero quello giusto. Ciò equivale ad aver “fame”, ossia ad un bisogno impellente che obbliga a mangiare senza badare alla quantità e alla qualità del cibo che introduciamo nel nostro corpo. Cosa ben diversa dall’aver appetito, sintomo scaturito dal desiderio, che consente una scelta oculata e con alla base il piacere. Ognuno, non dovrebbe essere interessato esclusivamente alla ricerca di quel “riempimento di un vuoto incolmabile” o del solo “soddisfacimento dei bisogni”: diventerebbe uno stare insieme rassegnato, che protegge apparentemente, solo dalla solitudine fisica. Ma è funzionale immaginare quel vuoto solo contrapponendolo al pieno. E ricordarsi che c’è molto spazio per riempirlo.