Dottor google: dimmi che mali hai e ti dirò che malattia sei. IPOCONDRIA

Dottor google: dimmi che mali hai e ti dirò che malattia sei. IPOCONDRIA

A volte il padre la sentiva dal soggiorno e piangeva di nascosto. Perla, ricorda molto bene quella mattina di giugno in cui si era svegliata con terrore. Il cuore le batteva come se volesse aprire un varco nel petto e fuggire via. Continuava a guardarsi nella penombra, cercando minuziosamente ogni singolo messaggio del proprio corpo avvertito minaccioso più che mai…
Perla, immagina una piccola e fastidiosa nocciolina che tocca e guarda spesso al buio, in quanto ci sono cose brutte che si possono vedere solo in assenza di luce. La paura di scoperchiare una cupola da cui provengono lame affilate è maggiore del desiderio di controllare. Ma Perla può delegare gli altri. E così ha cominciato a sottoporsi a milioni di esami diagnostici, si è rivolta a tutti i medici di Italia ricercati scrupolosamente -dei veri e propri Guru- del caso, ha intrapreso tutti gli accessi dei pronto soccorso con la aspettativa di mostrare una foto istantanea del momento in cui sentiva il suo malessere.
Il malessere delle tre C: corpo, cuore, cervello.
Perla pensa a qualcosa di terrificante, entrando in uno stato di preoccupazione per la possibilità di avere un cancro. I familiari invece erano giunti all’esasperazione poiché in casa non si parlava altro che di tumori.
Tutto ciò conduce una persona come Perla a vivere attanagliata dalla paura e all’avere incrementato in modo esponenziale la sua fissazione IPOCONDRIACA. Come può manifestarsi evidente, le malattie verso le quali la fissazione ipocondriaca si orientano sono proprio quelle verso le quali la medicina ha mostrato maggiori limiti in termini preventivi e terapeutici-come ad esempio tumori, sclerosi multipla, infarto, infezioni virali etc.
A Perla, prima di tutto fu spiegato cosa mantiene quel subdolo “male oscuro”, ovvero tre comportamenti :
1) Il parlarne continuamente come un’enorme onda che travolge tutto intorno a se. Il parlarne continuamente viene vissuto dalla persona come unica valvola di sfogo senza sapere che in realtà il parlarne come ricerca di rassicurazione, motivata dalla migliori intenzioni produce gli effetti peggiori, poiché così facendo complica ulteriormente la situazione…
2) L’ascolto ossessivo del proprio corpo “cercate e troverete diceva Gesù nel Vangelo secondo Matteo” ovvero ascoltare di continuo il corpo alimenta i propri dubbi in quanto controllare ogni singolo sintomo assiduamente giunge sempre nel trovare qualche indicatore di patologie.
3) Il continuo consulto specialistico proprio come gli incoraggiamenti della famiglia, peggiorano la situazione in quanto più gli esami diagnostici non conducono a diagnosi nefasta, più la persona si convince che il suo male è talmente oscuro e pericoloso che deve continuare nella ricerca. La ricerca si traduce in una vera ossessione.

Perla, donna sorridente e serena, tornò al nostro ultimo incontro in compagnia di una sua amica conosciuta in uno di quei “forum” su internet -dove le persone postano di continuo sintomi e di conseguenza le migliori liste di specialisti- … Perla, entrando nella stanza, con passo felpato mi guardò con uno sguardo limpido come l’azzurro dei suoi occhi e mi riferì che si era permessa di accompagnare questa sua “amica” da me per poterla aiutare.

<<Dottoressa vorrei che raccontasse anche a questa donna come le lacrime possano trasformarsi in perle e di come una perla è dunque il risultato di una ferita cicatrizzata…>>